La chimica nell’orto

Uno degli obiettivi che mi hanno mosso anni fa ad affacciarmi al mondo della coltivazione è stato senza dubbio la voglia di mettere nel piatto dei prodotti dei quali sapevo “da dove venivano”.

Dietro questo “da dove venivano” è in realtà celata un’altra speranza ossia quella di sapere “com’erano” stati prodotti questi alimenti.

Nell’immaginario collettivo i prodotti che stanno sui banchi dei supermercati sono stati coltivati con chissà quali interventi chimici mentre quelli dell’orto del contadino dietro casa sono sempre sani, puri e senza nessun intervento chimico di supporto … in quest’articolo cercherò di guardare quest’argomento con gli occhi di chi vive sul campo anche quest’aspetto della coltivazione di frutta e verdura.

 Cominciamo a sfatare un mito demoniaco: “La chimica in agricoltura è cattiva e va evitata a qualunque costo!” … dal mio punto di vista nulla di più sbagliato!

Non dobbiamo andare indietro di tanti anni … mia nonna mi raccontava che “ai suoi tempi” si soffriva la fame … quella vera, non quel senso di appetito che noi viviamo ogni tanto e che chiamiamo impropriamente “fame” …. Si è vero c’erano le guerre ma soprattutto c’era un accesso al cibo molto più limitato di quello che abbiamo oggi.

Con la cosiddetta “rivoluzione verde” l’accesso al cibo è stato via via sempre più agevole sino ad arrivare allo scempio attuale dove c’è chi lo butta (tanto il costo è quasi irrisorio) e chi muore ancora di fame.

Il termine rivoluzione verde è stato coniato per indicare un approccio innovativo ai temi della produzione agricola che, attraverso l’impiego di varietà vegetali geneticamente selezionate, fertilizzanti, fitofarmaci, acqua e altri investimenti di capitale in forma di nuovi mezzi tecnici e meccanici, ha consentito un incremento significativo delle produzioni agricole in gran parte del mondo tra gli anni quaranta e gli anni settanta del secolo scorso. [Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_verde ]

Appunto …. L’uso della chimica ha contribuito fondamentalmente ad avere la disponibilità di cibo alla quale oggi siamo abituati, all’incremento demografico mondiale e soprattutto, almeno per il “primo” mondo a ridurre la “fame” in “appetito” saltuario.

Siete ancora sicuri di voler togliere la chimica dalle campagne? Se sì preparatevi a tornare indietro di più di 60 anni … ah, ed occhio alle vostre cinture …. Andranno ristrette …. E di parecchio!

Altro mito da sfatare: il biologico.

“Prodotto da agricoltura biologica”, non so se ridere o sbattere la testa al muro quando leggo o sento quest’affermazione. Chi mi sa dire cosa c’è dietro? È un termine assolutamente improprio (nonché temo molto abusato) … chiedendo in giro ho ricevuto le risposte più strane, bizzarre e strampalate, indice di come viene recepita dal consumatore medio questa denominazione.

Non avendo capito il reale significato del termine non saprei neppure dirvi se il mio orto è biologico o meno. Quello che posso dirvi, con assoluta certezza, è, per ogni prodotto: se, cosa e quanta chimica è stata usata a supporto della coltivazione … ah se trovassimo quest’informazione sui prodotti che compriamo!

Nelle mie coltivazioni cerco di essere ecologico: uso la chimica solo quando è strettamente necessaria ed il meno possibile con l’obiettivo di mantenere un corretto equilibrio naturale di tutti gli organismi presenti nell’ambiente.

Una chimica ponderata, razionale e ben impiegata aiuta a garantire in prima battuta il raccolto in sé ed in seconda battuta un raccolto salubre … sì avete letto bene: salubre: senza eventuali funghi nocivi o presenza di insetti e di danni derivanti da questi ultimi.

Certo che l’obiettivo deve essere un raccolto con il supporto della chimica che tenda a Zero, ma a volte ciò non è possibile. Basti pensare al rame sulle viti e pomodori senza il quale la coltivazione degli stessi sarebbe quasi impossibile per indubbi e devastanti attacchi fungini.

Un altro esempio è la bolla del pesco. Nella foto di seguito trovate una comparazione di due pesche acquistate in un supermercato della zona e di due pesche prodotte nel mio orto.

La differenza è evidente. La pianta che ha prodotto questi frutti è stata trattata in inverno ed in primavera solo con poltiglia bordolese (fungicida a base di rame). Questi trattamenti hanno permesso di:

  1. Salvare la vita alla pianta; in caso di attacchi di bolla particolarmente virulenti si potrebbe anche arrivare alla morte della pianta stessa.
  2. Avere un raccolto; in caso di attacco precoce questa patologia potrebbe anche provocare la cascola dei frutticini

E gli insetti? beh tra vespe, calabroni e cimici gli effetti, visibili nella foto, sono davvero palesi. Nel mio orto non uso insetticidi per cui il prossimo anno vedrò di coprire i peschi con della rete anti insetto … tanto le piante sono basse ed il montaggio non dovrebbe essere troppo impegnativo.

La ragione principale per la quale ho completamente abolito gli insetticidi è che anche le api sono insetti.

In un terreno accanto al mio sono stanziali alcune arnie dell’amico A. apicoltore di professione. Tempo atmosferico permettendo tutte queste api mi fanno un lavoro encomiabile nell’impollinarmi frutta e verdura e non voglio certo spruzzare in giro qualcosa che gli possa nuocere. Non solo non uso insetticidi ma anche eventuali fungicidi li do solo o a gemme gonfie non ancora fiorite o quando tutti i fiori sono già caduti dalla pianta. Non voglio in alcun modo interferire con questi utili insetti che già hanno una quantità enorme di problemi ai quali far fronte che molti neppure si immaginano.

La chimica nella fertilizzazione del terreno.

Sotto questo aspetto cominciamo con il dire che un terreno fertile non va impoverito. Il primo passo per non impoverire un terreno dedicato a coltivazione è quello di ruotare le diverse colture nel corso degli anni. Anche eventuali periodi di riposo sono molto utili a questo scopo.

Secondo passo per mantenere un terreno fertile è la concimazione organica. Letame maturo, stallatico o terriccio autoprodotto attraverso il compostaggio degli scarti della nostra cucina sono elementi fondamentali per reintrodurre quegli elementi sottratti al terreno dai nostri ortaggi.

Per i fertilizzanti chimici le parole d’ordine sono essenzialmente due: parsimonia e mira.

La parsimonia perché esagerare con questo tipo di fertilizzazione può inquinare il nostro terreno e mira perché suggerisco di usare questi prodotti in modo diretto su piante o colture specifiche. In sostanza: la fertilizzazione organica per il terreno in generale e quella chimica solo se realmente necessario (particolari ed evidenti carenze) solo dove realmente necessario.

Concludo quest’articolo riassumendo un concetto importante: usiamo nei nostri orti la chimica in modo razionale, ponderato e soprattutto consapevole; manteniamo i nostri terreni sani ed i nostri ambienti equilibrati. Questa è l’unica ricetta per garantire raccolti soddisfacenti, sani e, cosa più importante: sostenibili nel tempo.

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